Perché le proteste di massa sono un dato scientifico più importante degli studi teorici
Il mio articolo sui parcheggi di Chieri, ripreso da 100torri, ha generato questa replica di benzinazero.wordpress.com, sempre su 100torri.
Nota iniziale: La replica critica al mio articolo sui parcheggi di Chieri è stata inizialmente attribuita al sito benzinazero.it. In realtà, l’analisi è stata pubblicata da benzinazero.wordpress.com, un blog indipendente gestito da Gianni Lombardi, esperto di comunicazione e mobilità sostenibile. Preciso che non risulta (lo spero) alcun collegamento commerciale tra il blog e l’azienda di scooter elettrici di benzinazero.it.
Detto questo, la replica merita comunque una risposta puntuale, perché dietro la patina di rigore scientifico si nascondono alcune contraddizioni che vale la pena evidenziare. E soprattutto, perché la realtà di Chieri racconta una storia diversa da quella dei manuali di urbanistica.
Partiamo dai fatti concreti. Oltre 1500 persone sono scese in piazza il primo marzo per protestare contro i parcheggi blu, con i commercianti che hanno organizzato una serrata simbolica e persino un corteo funebre per celebrare “la morte del centro storico”. Qualcuno ha addirittura scritto una canzone di protesta intitolata “Alessandro dimettiti”. Non è esattamente il quadro di una comunità che accoglie con favore una politica “tecnicamente corretta”.
La psicoeconomia insegna una lezione fondamentale: se la tua teoria perfetta fa scendere 1500 persone in piazza a protestare, forse il problema non sono le persone.
I numeri non mentono, ma nemmeno i parcheggi vuoti
La replica cita lo studio di Dublino come prova che aumentare i prezzi funziona. Perfetto, ma a Chieri funziona per cosa? Per svuotare i parcheggi? Allora missione compiuta. Il problema è che molti parcheggi ora rimangono sistematicamente vuoti, specialmente durante le ore lavorative.
Quando il blog scrive che “l’automobile in città è ingombrante”, ha ragione. Ma dimentica di aggiungere che i centri commerciali della periferia non hanno questo problema. E indovinate dove stanno andando i clienti dei negozi del centro? Esatto, dove parcheggiare non costa nulla e non genera frustrazioni.
La psicoeconomia ci insegna che le persone non si comportano sempre in modo razionale, e che spesso preferiscono una soluzione meno efficiente ma più semplice. Con aumenti del 400% sui costi degli abbonamenti, molti chieresi hanno semplicemente scelto la strada più facile: evitare il centro storico.
Le priorità di spesa: panchine smart vs. mobilità sostenibile
Ma veniamo al punto più interessante della questione. Il blog benzinazero.wordpress.com suggerisce di investire gli introiti dei parcheggi per migliorare i servizi pubblici e la mobilità alternativa. Sacrosanto. Peccato che a Chieri le priorità sembrano essere altre.
L’amministrazione ha investito 120.640 euro in sei panchine “smart”, dotate di ricarica per telefoni e schermi digitali. Quasi 20.000 euro a panchina. Per mettere questo dato in prospettiva: con quella cifra si potrebbero potenziare significativamente i trasporti pubblici, come migliorare le fermate dei bus o farne di nuove, oppure finanziare un servizio navetta economico per il centro storico.
Allo stesso tempo, la città si è riempita di dossi rallentatori che hanno sollevato non poche critiche tra i cittadini, con alcuni che si sono chiesti se possano creare problemi ai mezzi di soccorso. Dossi ovunque, rotonde a profusione, ma dove sono le piste ciclabili sicure? Dove sono gli investimenti per rendere i trasporti pubblici una vera alternativa all’auto?
Il diritto alla mobilità non è un capriccio
Quando la replica afferma che “il parcheggio non è un diritto”, compie un errore concettuale importante. Il parcheggio in sé può non essere un diritto, ma l’accesso ai servizi pubblici e commerciali della propria città lo è eccome. Se rendi impossibile o economicamente insostenibile raggiungere il centro storico per una famiglia media, stai di fatto negando questo diritto.
I dipendenti dell’ASL hanno protestato perché non riescono più a parcheggiare vicino all’ospedale. Sono persone che lavorano per la sanità pubblica, non speculatori immobiliari. Il loro “diritto” a raggiungere il posto di lavoro senza dover sostenere costi sproporzionati mi sembra legittimo.
La soluzione sta nel mezzo
Non sto sostenendo che i parcheggi debbano essere tutti gratuiti per sempre. Sto dicendo che aumentare i prezzi del 400% senza offrire alternative concrete, e poi giustificare tutto con studi condotti in contesti completamente diversi, è un approccio miope.
Un piccolo passo avanti (ma il punto resta). Va riconosciuto che, dopo le proteste di marzo, il Comune ha fatto marcia indietro parziale: da metà aprile 2025 è stata introdotta un’ora di parcheggio gratuita per tutti. È un segnale che la pressione dei cittadini ha funzionato, confermando esattamente quello che sostiene la psicoeconomia: ascoltare le persone porta a soluzioni migliori. Tuttavia, questo aggiustamento non cambia la sostanza del ragionamento. Un’ora gratis non risolve il problema di fondo: l’approccio top-down che ignora la psicologia dei cittadini finché questi non scendono in piazza.
La psicoeconomia suggerisce soluzioni più raffinate: tariffazione dinamica trasparente, incentivi per il commercio locale, investimenti veri (non panchine smart) in mobilità alternativa, e soprattutto ascolto delle esigenze dei cittadini.
Il blog benzinazero.wordpress.com ha ragione quando dice che lo spazio è limitato. Ma ha torto quando sottovaluta l’importanza della percezione di equità e della partecipazione democratica nelle scelte urbanistiche. Perché una città non è un algoritmo di ottimizzazione del traffico. È una comunità di persone che hanno il diritto di essere ascoltate prima di veder rivoluzionata la loro quotidianità.
E se dopo aver ascoltato i cittadini, consultato i commercianti e valutato tutte le alternative, la soluzione migliore è davvero aumentare i costi dei parcheggi, allora almeno sarà una scelta condivisa. Non un’imposizione mascherata da necessità tecnica.
La differenza, in termini di accettazione sociale e di efficacia a lungo termine, è abissale. Ed è proprio questo che la psicoeconomia ci insegna: le soluzioni migliori non sono quelle tecnicamente perfette sulla carta, ma quelle che funzionano nella realtà. Con le persone vere, non con i modelli matematici.
Quindi, calcoli sui metri quadri o no, è inevitabile il fatto che la realtà locale batta sempre l’astrattezza teorica.
📩 Scrivimi la tua opinione su questa vicenda e dimmi se pensi che la psicoeconomia possa davvero aiutare amministratori e cittadini a trovare soluzioni condivise.
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