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Un anno fa annunciavo su questo blog la pubblicazione del mio preprint su Zenodo, dedicato all’applicazione della meccanica quantistica alla psicoeconomia e alla prima formulazione dell’Indice ICCQ. Da allora il progetto ha continuato a crescere, a confrontarsi con i dati e a maturare. Oggi il lavoro non è più un preprint, ma un working paper strutturato, esteso e sottoposto a una validazione empirica molto più severa.
Il nuovo titolo riflette già il cambiamento: “Coerenza cognitiva quantum-inspired nei mercati finanziari e l’Indice ICCQ per identificare le crisi”.
La trasformazione più visibile riguarda il nome dell’indice. Quello che chiamavo ICC (Indice di Coerenza Cognitiva) è diventato ICCQ, dove la “Q” finale rende esplicita la sua natura quantum-inspired. Non è un dettaglio cosmetico: è il riconoscimento che l’apparato matematico (spazi di Hilbert, equazione di Schrödinger applicata ai processi decisionali, interferenza fra componenti razionali ed emotive) costituisce il cuore stesso del framework, non una semplice ispirazione metaforica.
Il salto più importante, però, è di natura empirica. Nel preprint la validazione era ancora preliminare. Nel working paper l’ICCQ è stato testato su sei mercati globali (S&P 500, EuroStoxx 50, Nikkei 225, Hang Seng, Bitcoin ed Ethereum) per un totale di 13.180 osservazioni giornaliere sul periodo 2016-2025. Una base dati che permette finalmente di parlare di risultati con un grado di robustezza statistica adeguato.
Adottando un criterio severo di identificazione (ICCQ inferiore a -0.80 in corrispondenza dell’evento), l’indice cattura:
Rilassando progressivamente la soglia, il recall sui mercati europei sale fino al 100%, confermando che il segnale ha una natura graduata e non binaria. Fra gli eventi correttamente identificati: il crash COVID-19 del marzo 2020, il Volmageddon del febbraio 2018, la crisi SVB del marzo 2023, il referendum Brexit, l’invasione dell’Ucraina e il picco di volatilità dell’agosto 2024.
Sul piano operativo, una strategia contrarian basata sui regimi estremi dell’ICCQ ha generato sui mercati europei uno Sharpe Ratio di 0.53 contro 0.37 del benchmark buy-and-hold, con riduzione del maximum drawdown dal -38,3% al -34,6%.
C’è un punto che voglio sottolineare, perché segna la differenza più profonda fra il preprint e il working paper. Il differenziale di Sharpe sui mercati europei, pur favorevole in termini relativi, non raggiunge la significatività statistica convenzionale al test bootstrap (p = 0.33) sull’orizzonte campionario disponibile.
Avrei potuto omettere questo dato. Ho scelto di dichiararlo esplicitamente perché ritengo che il valore reale del framework non risieda nella generazione sistematica di alpha, ma nella sua funzione diagnostica e di gestione del rischio. La protezione dai drawdown si è confermata positiva su tutti e sei i mercati analizzati, fino a 22 punti percentuali di riduzione sui mercati delle criptovalute. È un beneficio che si manifesta anche dove la strategia non genera alpha positivo, e questo è ciò che rende l’ICCQ uno strumento utile.
Il lavoro completo, comprensivo di tutti i risultati, della metodologia e delle limitazioni dichiarate, è disponibile per la lettura, il download e la citazione al link https://doi.org/10.2139/ssrn.6710779
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